


DILETTA E LETIZIA
Alle ore 7:00 di mattina, con zaini in spalla, siamo saliti sull’autobus e abbiamo affrontato la nostra prima avventura, nonostante il tempo abbastanza piovoso. Dopo aver lasciato Madre Paola al convento (………), dove il giorno seguente abbiamo partecipato alla celebrazione del Giubileo di Jeramalabhavam, ci siamo diretti al convento di Thejas a Kottayam dove abbiamo lasciato gli zaini per la notte. Con tonno, pomodori, frittata, ci siamo finalmente saziati dopo il lungo viaggio e siamo subito ripartiti per gustarci le meravigliose colline del thè. Durante il tragitto, molto lungo, ci siamo fermati in una specie di giardino botamico, che purtroppo non abbiamo potuto visitare a causa del tempo; abbiamo decido, dunque di svaligiare l’intero negozio di thè e spezie. Siamo ripartiti e ci siamo recati al “Parco degli elefanti”, dove noi e la maggior parte del gruppo siamo saliti su di essi. È stata un’esperienza esaltante salire su questi animali, nonostante il dolore ai “glutei” dovuto all’oscillare dell’elefante. La cosa che ci ha fatto più arrabbiare è stato il modo in cui i guardiani degli elefanti colpivano bruscamente questi poveri animali per dirigerli nella corretta direzione. Finita anche questa ultima parte dell’avventura siamo ritornati al convento dove avremmo dormito e a pancia piena ci siamo recate nel dormitorio femminile, dove noi 15 donne dormivamo in un’unica stanza.
E qui tutto ebbe inizio…
Per il posto un po’ tetro e pauroso noi, Valentina e Giada, abbiamo deciso di unire i letti, nella speranza di farci forza a vicenda. Durante la notte nella paura, nei rumori e nelle testimonianze di un uomo con la pila nel giardino del convento, mentre il dormi veglia stava per entrare in atto, siamo state tutte svegliate da un ronfio di due di noi che con il passare dei minuti diventava sempre più melodico. Arrivate alla disperazione abbiamo cominciato con gesti altrettanto strani ( mandando bacini e facendo il verso del cavallo) abbiamo cercato di far cessare il rumore. Alla fine però il sonno ha prevalso e più o meno ci siamo addormentate tutte. La mattina abbiamo giustificato tutto ciò accusando il Malarone, causa secondo tutti dei propri malesseri, come sogni, comportamenti e grandi dormite.
Alle ore 7:00 di mattina, con zaini in spalla, siamo saliti sull’autobus e abbiamo affrontato la nostra prima avventura, nonostante il tempo abbastanza piovoso. Dopo aver lasciato Madre Paola al convento (………), dove il giorno seguente abbiamo partecipato alla celebrazione del Giubileo di Jeramalabhavam, ci siamo diretti al convento di Thejas a Kottayam dove abbiamo lasciato gli zaini per la notte. Con tonno, pomodori, frittata, ci siamo finalmente saziati dopo il lungo viaggio e siamo subito ripartiti per gustarci le meravigliose colline del thè. Durante il tragitto, molto lungo, ci siamo fermati in una specie di giardino botamico, che purtroppo non abbiamo potuto visitare a causa del tempo; abbiamo decido, dunque di svaligiare l’intero negozio di thè e spezie. Siamo ripartiti e ci siamo recati al “Parco degli elefanti”, dove noi e la maggior parte del gruppo siamo saliti su di essi. È stata un’esperienza esaltante salire su questi animali, nonostante il dolore ai “glutei” dovuto all’oscillare dell’elefante. La cosa che ci ha fatto più arrabbiare è stato il modo in cui i guardiani degli elefanti colpivano bruscamente questi poveri animali per dirigerli nella corretta direzione. Finita anche questa ultima parte dell’avventura siamo ritornati al convento dove avremmo dormito e a pancia piena ci siamo recate nel dormitorio femminile, dove noi 15 donne dormivamo in un’unica stanza.
E qui tutto ebbe inizio…
Per il posto un po’ tetro e pauroso noi, Valentina e Giada, abbiamo deciso di unire i letti, nella speranza di farci forza a vicenda. Durante la notte nella paura, nei rumori e nelle testimonianze di un uomo con la pila nel giardino del convento, mentre il dormi veglia stava per entrare in atto, siamo state tutte svegliate da un ronfio di due di noi che con il passare dei minuti diventava sempre più melodico. Arrivate alla disperazione abbiamo cominciato con gesti altrettanto strani ( mandando bacini e facendo il verso del cavallo) abbiamo cercato di far cessare il rumore. Alla fine però il sonno ha prevalso e più o meno ci siamo addormentate tutte. La mattina abbiamo giustificato tutto ciò accusando il Malarone, causa secondo tutti dei propri malesseri, come sogni, comportamenti e grandi dormite.
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