Diario di Bordo - Le emozioni in un Blog


ARABELLA racconta 

Cochin, 9/11/09


Appena arrivata all’aeroporto di Cochin ho visto tutte quelle persone indiane con la pelle olivastra e gli occhi scuri alle transenne e ho avuto un po’ di smarrimento, soprattutto quando sono stata invasa da odori strani, profumi molto particolari e bei colori dei vestiti delle donne. Subito i clacson dei risciò, dei camion che suonavano continuamente mi hanno dato quasi fastidio non capendone l’utilità. Ci sono venuti a prendere in pullman e con le suore che ci hanno accolto siamo andati in convento. Sul pullman la cosa che ho notato subito era che si vedeva l’orizzonte; perché le case degli indiani erano molto basse. Ho notato subito la povertà delle case, della gente e tanti cartelloni colorati dove le donne in pubblicità al contrario di noi occidentali erano belle “in carne”, così ho pensato che se abitassi qui non avrei problemi a piacermi. Gli uomini indossavano quasi tutti una specie di gonnellino che li rendeva simpatici e un po’ bizzarri e avevano l’infradito ai piedi. Ho notato dei negozi che sembravano contrastare con il reale potere economico delle persone e all’improvviso due palazzi di quattordici piani che sembravano essere completamente estranei a tutto il resto. Nonostante fossero le cinque del mattino, le strade erano piene di persone che andavano a lavorare con i risciò, a piedi, aspettando l’autobus o con i camion. Sembra che in India passino metà della loro vita ad aspettare e dovranno essere anche molto pazienti secondo me. Arrivati al convento delle suore dopo un’ora ci avrebbero festeggiato, ma io ho deciso di andare a letto, anzi non l’ho deciso,  avrei preferito vedere questo spettacolo; ma nonostante mi abbiano svegliata svariate volte non sono riuscita ad alzarmi. Quando Nadia, la mia compagna di stanza è tornata, mi ha dato la ghirlanda , io inconsciamente l’ho messa al  collo e ci ho dormito. Quando mi sono svegliata, ho sentito i versi delle cornacchie. Poi sono scesa e i  bambini della scuola finanziata dalle suore hanno fatto uno spettacolo, tipo majorette, davanti a noi. I bambini più piccoli ci chiedevano l’autografo, mi sentivo una diva, volevano sapere il mio nome, parlare con me in inglese. Il pomeriggio abbiamo visto il settlement o manicomio. Tutte quelle persone abbandonate, che Luciano dice essere nel girone dell’inferno, come fossero punite per gli errori commessi. Così penso alle caste, che se fossi cresciuta in India, nella mia condizione di ragazza madre, probabilmente sarei rimasta anch’io chiusa là dentro, senza vedere più mio figlio e secondo la loro cultura magari avrei pensato di non meritarmi la libertà.


Cochin, 11/11/09
Oggi abbiamo dipinto la casa, dove una signora fa da mangiare tutti i giorni  a dei barboni indiani e questo mi ha colpito molto, la sua umanità, il suo credere in Dio e pregare insieme agli altri.

RIFLESSI DI SPIRITUALITA', FOLLIA E BISCHERATE


LAMBERTO TESTIMONE SUO MALGRADO


Cochin, 15-11-2009



Oggi Gino, dopo una settimana di travaglio esistenziale e di faticosi ripensamenti, si è rivelato in tutta la sua materiale e umana potenza mistica.
Di fronte a un tale cambiamento, che  non è minimamente paragonabile  a qualsivoglia conversione  avvenuta nella Storia dell’Umnità, il popolo
sciaman-nato e ciuco ha deciso di riconoscerlo con il nome di Grande Giaino.
Il Grande Giaino, G.G. per gli amici, si sta dimostrando parsimonioso nell’uso del linguaggio e sembra che abbia rinunciato a ricercare l’incredibile Hulk che è in lui, con gesti misurati e sapienti ci ha fatto capire che lui si trova in una dimensione che è oltre la trascendenza.
Ora GG. Parla attraverso motti, aforismi, con frasi ricche di richiami metaforici e sillogismi criptici, che lasciano basiti gli astanti.
Stamattina, per esempio, si è presentato a colazione e rivolgendosi a Valentina ha detto: “Stanotte ha spernacchiato ! ! “, Valentina interdetta ha chiesto spiegazione: “Cosa vorrebbe dire ….spern….”, ma prima che potesse finire la frase il Grande Giaino ha detto:        “Vorrebbe dire che stanotte ho scurreggiato dimorto, ma dimorto assai!!!”, Valentina fra lo stupore e l’imbarazzo, con fare sommesso ha sussurrato: ”Adesso faccio colazione più volentieri!”.
Durante il prosieguo della giornata il Grande Giaino non ha dispensato altre perle di saggezza, ma si è limitato ad acquistare una camicia color blu con riflessi cangianti in una bancherella di Fort Cochin.
Il Popolo Sciaman-nato e ciuco ha trascorso la mattina facendo giuochi all’aria aperta, sotto la saggia guida di Nadia, che sta seriamente meditando, l’eventuale possibilità, di diventare la prima allieva del Grande Giaino.
Gli altri componenti della compagnia, intrisi di una cultura consumistica avanzata, non manifestano predisposizione verso la speculazione trascendentale e nel pomeriggio, sono stati preda di uno stato morboso acuto, con aspetti inclini alla possessione demoniaca, che dal punto di vista scientifico potremmo definire con la diagnosi di: “Disturbo da schoping compulsivo con contrattazione esasperata”.
Il sottoscritto ha dato prova di versare in un gravissimo stato di malattia, che ha ormai contagiato quasi tutti i componenti del popolo sciaman-nato ed in particolare i giovani studenti dell’Istituto Dagomari che mi hanno seguito in acquisti scellerati. Se penso al fatto, che i loro genitori me li hanno affidati, perché con questo progetto facessero esperienze di salute, mi sento un verme, un corruttore di giovani virgulti, una specie di omino che recluta i giovani per portarli al paese dei balocchi.
Durante la serata il morbo dello schoping conpulsivo con contrattazione esasperata ha fatto un’altra vittima, Anna Paola, che nella contrattazione di una grossa conchiglia è riuscita a passare delle 1.800 rupie richieste, alla 500 effettivamente pagate, con l’atroce dubbio se fosse stato possibile scendere ancora nel prezzo, il tutto si è risolto con la fatidica frase: “It’s a good prise !!”.
La sera, a cena, Sandro con l’aiuto di Matilde, ci ha salutato regalandoci due canzoni ebraiche tratte da salmi di David, il  gesto ha contribuito a riportare un po’ di sobrietà nella Compagnia Sciaman-nata e ciuca.
Mentre sto scrivendo queste poche righe, entra in camera il Grande Giaino, che senza proferir parola sgancia una romba colossale. Rimango allibito per cotal potenza e mi sovviene alla mente l’adagio: “Al tempo dei maiali eran sospiri !!”.
Per fortuna le tre ventole sul soffitto girano al massimo ed io con profondo senso di colpa, per la mia condotta riprovevole, mi appresto a dormire il sonno del peccatore inveterato che agogna la redenzione.

Diario di Bordo

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